Breakdown VFX: gli effetti visivi di Along Came Ruby
Come ho creato l'effetto spazio-temporale di Along Came Ruby. Dal concept alla composizione finale: processo, strumenti e decisioni creative.

Il progetto
Along Came Ruby è un cortometraggio drammatico/sci-fi diretto da Riccardo Suriano. In un mondo post-apocalittico, Ruby cerca il fratello Henry e incontra una donna enigmatica che custodisce segreti del passato. L'elemento narrativo centrale è la comunicazione tra presente e futuro attraverso lo spazio-tempo — e renderlo visivamente credibile era il mio lavoro.
Questo è il tipo di progetto che amo: un budget contenuto, una sfida creativa enorme e la libertà di proporre soluzioni. Nessuno mi ha detto "fai questo effetto in questo modo". Il regista mi ha detto "voglio che il pubblico senta che due dimensioni si stanno toccando" — e da lì ho costruito tutto.
Il concept visivo
La prima decisione è stata: niente portali rotondi, niente cerchi luminosi, niente "Stargate". Troppo visto, troppo didascalico. L'effetto doveva essere organico, sottile nei momenti di calma e devastante nei momenti chiave.
Ho proposto al regista un approccio basato su distorsioni atmosferiche e particellari luminose — come se l'aria stessa si strappasse e da quello strappo filtrasse luce di un altro tempo. L'idea era rendere l'effetto parte dell'ambiente, non un elemento sovrapposto.
Le reference visive che abbiamo condiviso spaziavano da Arrival (la nebbia che avvolge le navi) a Stalker di Tarkovskij (la zona come luogo dove le regole fisiche si piegano). Non copiare — ma capire il principio: gli effetti migliori sono quelli che il pubblico sente prima di vedere.
Il processo tecnico
Ripresa. Sul set ho chiesto tracking markers discreti negli ambienti esterni. Servivano per ancorare gli effetti 3D allo spazio reale. Ho anche chiesto al DOP di girare alcuni clean plate delle location — fondamentali per il compositing.
Camera tracking. Ho estratto i dati di camera da ogni shot VFX usando Mocha Pro per il tracking planare e PFTrack per il 3D matchmove sulle shot più complesse. La precisione del tracking è tutto — se l'effetto "scivola" anche di un pixel rispetto alla scena, il cervello dello spettatore lo percepisce come falso.
Elementi 3D e particellari. Le distorsioni spazio-temporali sono state create in 3ds Max con sistemi particellari personalizzati e in After Effects con Trapcode Particular di Red Giant per i sistemi particellari più complessi. Volumi di luce, filamenti di energia, micro-particelle che seguono pattern organici. Ogni elemento è stato stratificato direttamente nella scena, integrato con la ripresa live attraverso blending mode, maschere animate e correzione colore locale.
Compositing. In After Effects ho stratificato gli elementi: la shot originale come base, le distorsioni 3D integrate con blending mode e maschere animate, correzione colore locale per far sì che la luce dell'effetto "rimbalzi" sugli oggetti della scena, e infine un passaggio di grana e aberrazione cromatica per sporcare leggermente l'effetto e renderlo fotografico.
La shot più difficile
C'è una sequenza dove Ruby è in primo piano e dietro di lei lo spazio si deforma. La camera è in movimento, lei si muove, l'ambiente è l'interno del rifugio — legno, oggetti, ombre. Tutto si muove.
Ho dovuto rotoscopare Ruby frame per frame per separare il primo piano dallo sfondo, poi applicare la distorsione solo allo sfondo mantenendo il primo piano intatto. Il tracking doveva essere perfetto perché qualsiasi errore sarebbe stato visibile immediatamente — il volto umano è la prima cosa che il nostro cervello controlla.
Tempo su questa shot: circa un giorno e mezzo. Il risultato: nessuno nota l'effetto come "effetto" — vedono una scena dove qualcosa di strano sta succedendo all'aria dietro Ruby. Esattamente l'obiettivo.
Cosa ho imparato (ancora)
Il meno è più. Le prime versioni dell'effetto erano troppo evidenti. Il regista ha avuto ragione a chiedere di tirare indietro — l'effetto funziona meglio quando è al limite della percezione, quando lo spettatore non è sicuro di cosa ha visto.
Il dialogo col regista è il vero strumento. Nessun software sostituisce una conversazione chiara su cosa l'effetto deve far sentire al pubblico. "Due dimensioni che si toccano" è una frase — ma è la frase giusta, e da lì è nato tutto il look.
Il workflow integrato fa la differenza. Avendo gestito anche il color grading del corto, ho potuto lavorare VFX e colore insieme fin dall'inizio. L'effetto spazio-temporale ha una sua palette cromatica che dialoga con il grading delle scene — non è un elemento incollato sopra, è parte del tessuto visivo del film. Se ti interessa, scopri i miei servizi VFX, il mio approccio alla post-produzione integrata, o guarda il caso studio completo di Along Came Ruby nel portfolio.
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