PIERO.
AI & VFX8 min di lettura

Come un VFX artist usa l’AI nel 2026: il mio workflow quotidiano

Non è teoria. È quello che faccio ogni giorno. Dove l’AI entra nel mio lavoro, dove non entra, e perché vent’anni di post-produzione sono il vero vantaggio competitivo nell’era dell’intelligenza artificiale.

VFX artist e AI — workflow professionale 2026

La domanda sbagliata e quella giusta

“L’AI sostituirà i VFX artist?” È la domanda che sento da due anni. La risposta breve è no. La risposta lunga è che la domanda stessa è sbagliata. Quella giusta è: come cambia il lavoro di un VFX artist quando ha a disposizione strumenti di AI generativa?

Uso Runway, Veo, Kling e altri strumenti di AI video production ogni giorno. Non come esperimento — come parte del mio workflow produttivo reale, per clienti reali, con deadline reali. Ecco cosa ho imparato.

Dove l’AI entra nel mio lavoro

Pre-visualizzazione e concept. Prima dell’AI, esplorare dieci direzioni creative per una scena significava giorni di lavoro. Oggi genero varianti in ore. Per Doppelganger — una campagna per un bando creativo — ho usato l’AI per generare l’intera base visiva del progetto, poi ho raffinato tutto in post-produzione. Il caso studio completo mostra il processo.

Generazione di elementi ambientali. Cieli, texture, sfondi, elementi organici. L’AI produce materiale di base eccellente che poi integro nelle scene con le stesse tecniche di compositing che uso da vent’anni. La differenza è che prima passavo ore a cercare stock footage o a dipingere matte painting — ora ho una base in minuti.

Contenuti completamente AI-generated. Per Roche ho creato un jingle natalizio interamente con AI generativa — video e audio. È il tipo di progetto che prima avrebbe richiesto un budget significativo tra produzione, animazione e post. Con l’AI, il costo si riduce drasticamente mantenendo un risultato professionale. Guarda il risultato.

Prototyping rapido. Un cliente vuole capire se un’idea funziona prima di investire in produzione? Genero un concept visivo in AI in poche ore. Se funziona, procediamo con la produzione completa. Se non funziona, abbiamo risparmiato settimane e migliaia di euro.

Dove l’AI non entra (ancora)

Integrazione con riprese live. Devo inserire un elemento 3D in una ripresa reale con camera in movimento? Serve camera tracking, lighting match, compositing multilayer. L’AI non fa questo con la precisione necessaria per un prodotto professionale.

Coerenza su sequenze lunghe. L’AI fatica a mantenere coerenza visiva tra shot consecutive. Stesso personaggio, stessa luce, stesso ambiente — frame dopo frame per trenta secondi o più. Per questo servono ancora gli strumenti tradizionali e l’occhio di chi sa cosa cercare.

Controllo al pixel. Spot per brand di lusso, film per il cinema — ogni frame deve essere perfetto. L’AI produce artefatti sottili che un pubblico distratto non nota, ma un direttore creativo sì. Quando serve perfezione assoluta, servono mani esperte e strumenti precisi.

La direzione creativa. L’AI genera immagini, non racconta storie. La capacità di costruire una narrazione visiva, di guidare l’occhio dello spettatore, di creare emozione attraverso il montaggio e il ritmo — questo resta profondamente umano.

Il vero vantaggio competitivo

Chiunque può generare un video con l’AI. La barriera d’ingresso è quasi zero. Ma ecco cosa succede nella pratica: il 90% di chi usa questi strumenti non sa giudicare se il risultato è buono. Non sa riconoscere gli artefatti. Non sa come raffinare l’output. Non sa integrarlo in un workflow professionale.

Vent’anni di post-produzione mi hanno dato qualcosa che l’AI non può replicare: l’occhio. So guardare un frame generato e capire in un secondo se funziona, cosa va corretto, come integrarlo con il resto del progetto. So quando l’output AI è sufficiente e quando serve intervento manuale. So combinare AI e strumenti tradizionali nello stesso progetto senza che si noti il passaggio.

Questa è la differenza tra un “video fatto con l’AI” e un video professionale che usa l’AI come strumento. La stessa differenza che c’è tra chi compra una fotocamera e un fotografo.

Come cambierà nei prossimi anni

Gli strumenti migliorano ogni mese. Runway Gen-4, Veo, Kling — ogni release chiude gap che sembravano insormontabili sei mesi prima. La coerenza temporale migliora, il controllo sulla camera migliora, la qualità dell’output si alza.

Ma il principio non cambia: servirà sempre qualcuno che sappia cosa fare con questi strumenti. Qualcuno con l’esperienza per giudicare, dirigere, raffinare. Il mercato non cerca “hi sa usare Runway” — cerca chi sa produrre un risultato professionale usando tutti gli strumenti disponibili, AI inclusa.

Io mi sono posizionato lì. Non come “AI artist” ma come professionista con vent’anni di esperienza che ha integrato l’AI nel proprio workflow prima degli altri. Ed è esattamente la figura che il mercato sta cercando.

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